ARSAC

Il vino e le vigne di Cirò durante la seconda metà del Cinquecento

L’Agricoltura calabrese raccontata attraverso le fonti storiche

di Pino RENDE Arsac Centro Divulgazione Agricola n°11 

Anche se allo stato attuale mancano menzioni esplicite riguardanti il vino di Cirò durante il Medioevo, sembra che durante l’età di mezzo, il vino prodotto nel Crotonese abbia goduto di una certa fama, cui sembra riferirsi, durante la prima metà del Duecento, la citazione del “bono vino de galloppo” destinanto all’imperatore Federico II, prodotto nell’ambito della giurisdizione del “secretum Messanae”, comprendente a quel tempo tutta la Calabria.[i] Risale sempre a questo periodo del sec. XIII, anche una notizia che documenta l’approvvigionamento della curia imperiale “de vino greco” e “de vino grecisco”.[ii]

A tale riguardo, pone l’accento sulla particolarità del vino crotonese lo Yver, il quale, sottolineando il fatto che “les vins grecs de Naples, de Turpia et de Cotrone, en Calabre, de Patti, et Pouille, étaient particuliérement recherchés”, ne evidenzia la diffusione anche molto lontano dalla regione: “les vins grecs de Calabre figuraient parmi les produits mis en vente à Tana, aux confins des steppes tartares”,[iii] attraverso le transazioni registrate dal notaio veneziano Benedetto Bianco nel periodo 1359-1362, riguardanti il vino di Tropea, di Larissa, di Crotone, di Malvasia e di Grecia.[iv] Risale al marzo del 1362, un atto attraverso cui Andronico Ineoti, ambasciatore dell’imperatore di Costantinopoli, presentatosi al doge chiedeva, tra l’altro, che fosse proibita l’introduzione nell’impero dei vini di Crotone, di Tropea e altri.[v]

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Ultima modifica 15 Dicembre 2022

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