La prova costituisce il proseguimento delle attività già iniziate negli anni precedenti e che necessitano di conferma per la validazione scientifica. Purtroppo, le condizioni atmosferiche che si sono succedute nell’anno in corso non hanno consentito riproporre la prova di consociazione del favino con avena comune. La prova è stata effettuata su terreno a tessitura franco-sabbiosa, profondo, con il 38% di scheletro, situazione tipica dei terreni alluvionali a ridosso dell’asse fluviale del Neto. La reazione è leggermente alcalina, mediamente calcareo, scarso di sostanza organica, ricco di calcio con buona dotazione di potassio e magnesio, povero di azoto e fosforo, giacitura in piano ad una quota di circa 32 metri  s.l.m..

Oggetto della prova è stata la verifica e la valutazione della produttività quali-quantitativa di una consociazione che fa riferimento all’utilizzo di un miscuglio di seme costituito da avena con densità di semina pari a 180-Kg/Ha e seme di veccia a densità variabile rispettivamente di 90,120 e150 Kg/Ha.

 

Ciascuna delle tre tesi sperimentali, sono state a loro volta suddivise in tre sottotesi a differente tipologia di fertilizzazione, nello specifico con:

  • apporto di concimi di sintesi a dosi di  Kg 300/Ha di ternario NPK 11-22-16;
  • utilizzo di letame maturo prodotto in azienda in quantità di Q.li 150/Ha;
  • senza nessun apporto di fertilizzante.

 

 

 

 

 

La fertilizzazione con concime ternario NPK è stata eseguita in unica soluzione prima della frangizzollatura, mentre la concimazione letamica è stata eseguita prima delle operazioni di aratura. I lavori preparatori del terreno sono consistiti in un’aratura alla profondità di circa 40 cm a cui è seguita una frangizzollatura superficiale di 20 cm che ha avuto la finalità di livellare ed affinare il terreno e preparare un adeguato letto di semina. A seguito di sfavorevoli condizioni climatiche caratterizzate da ripetuti eventi di piovosi, la semina, effettuata con spandiconcime convenzionale centrifugo, è stata posticipata alla prima decade di marzo. Considerato l’utilizzo della produzione, per l’alimentazione dell’allevamento bovino in essere presso il CSD Val di Neto, non sono stati eseguiti interventi di diserbo.

Il taglio è stato eseguito nel mese di  a cui subito dopo è seguita la raccolta nelle condizioni ottimali di umidità della massa foraggera che è stata effettuata con imballatrice tradizionale con la quale sono state prodotte ballette prismatiche, legate con filo di polipropilene, del peso medio unitario di circa 20 Kg.

I risultati produttivi collegati ai quantitativi di massa foraggera prodotta vengono riportati nella seguente tabella:

RIF. TESI

TESI 1:           (avena 180Kg + veccia 90 Kg) /Ha Produzione Kg/Ha TESI 2:           (avena 180Kg + veccia 120 Kg) /Ha Produzione Kg/Ha TESI 3:           (avena 180Kg + veccia 150 Kg) /Ha Produzione Kg/Ha
TESI A: concimazione con ternario NPK 11-22-16

(Kg 300/Ha)

3.125 3.220 3.350
TESI B: fertilizzazione letamica

(Q.li 150/Ha)

3.300 3.420 3.530
TESI C: Nessuna apporto di fertilizzante 2.600 2.820 3.025

Dall’analisi degli stessi si evince che:

  • La tesi trattata con fertilizzante ternario NPK evidenzia una correlazione diretta tra il quantitativo di seme di veccia utilizzato, in aggiunta alla quantità fissa di seme di avena, e la quantità di massa foraggera prodotta, che sebbene non appare significativa sotto l’aspetto ponderale, mette in risalto un evidente miglioramento qualitativo della produzione ottenuta, sia in termini di un più equilibrato rapporto proteine/carboidrati che in termini di purezza del foraggio. L’aumento della densità della leguminosa, infatti, consente da una parte di migliorare la disponibilità di azoto attraverso il processo di azoto-fissazione, e dall’altro crea già, dalle prime fasi di sviluppo, un’azione competitiva marcata sulle specie infestanti;
  • La tesi trattata con fertilizzazione letamica, registra produzioni quantitative relativamente più marcate, probabilmente spiegabile dalla tipologia pedologica su cui insiste la prova che trova nell’apporto di sostanza organica, un evidente beneficio comparativo;
  • La rimanente tesi, alla quale non è stato apportato alcun fattore di fertilizzazione, evidenzia incrementi produttivi marginali sostanziali in concomitanza dell’aumento della dose di seme di leguminosa utilizzato. Molto verosimilmente da ascrivere al vantaggio comparativo della maggiore disponibilità di azoto a seguito del processo di azoto-fissazione della leguminosa.

Da quanto evidenziato appare chiaro come una corretta pratica agronomica attraverso la combinazione di alcuni fattori produttivi in relazione di un determinato pedo-tipo può essere determinante ai fini dell’ottenimento di produzioni quali-quantitative comparativamente di maggior valore.

 

Prova condotta nel CSD ARSAC Val Neto

Dott. Macchione Salvatore Michele, collaborazione Dott. Bonofiglio Roberto

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